Si rivede la pubblicità

Le interpretazioni politicistiche sull’andamento del titolo Mediaset – che i giornali più ideologizzati vedono legato sempre e soltanto alle vicende politiche di Silvio Berlusconi – non sembrerebbero essere, sempre e comunque, quelle più adeguate. Il gruppo infatti segue un trend che riguarda tutto il settore. “E’ evidente che il titolo beneficia di questa finestra che si è aperta per evitare la crisi – ha commentato un trader sentito da Mf/Milano Finanza – Ma a sostenerlo sono anche i segnali di ripresa della pubblicità”.
14 SET 13
Ultimo aggiornamento: 15:00 | 6 AGO 20
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Le interpretazioni politicistiche sull’andamento del titolo Mediaset – che i giornali più ideologizzati vedono legato sempre e soltanto alle vicende politiche di Silvio Berlusconi – non sembrerebbero essere, sempre e comunque, quelle più adeguate. Il gruppo infatti segue un trend che riguarda tutto il settore. “E’ evidente che il titolo beneficia di questa finestra che si è aperta per evitare la crisi – ha commentato un trader sentito da Mf/Milano Finanza – Ma a sostenerlo sono anche i segnali di ripresa della pubblicità”. Nel settore pubblicitario che tanto conta per televisione e giornali, infatti, si intravvedono – con un po’ di anticipo rispetto al resto dell’economia – i segnali di una stabilizzazione se non addirittura di una ripresa. Il più chiaro, in proposito, è stato Luigi Gubitosi, direttore generale della Rai; intervistato mercoledì scorso dal Sole 24 Ore, il manager dell’emittente pubblica ha dichiarato: “Stiamo viaggiando al di sopra del budget, e settembre è iniziato bene anche sul versante pubblicitario”. Un commento così è in sé una piccola buona novità, osservano gli esperti del settore. Soprattutto perché non riguarderebbe solo Rai: Cmc Markets ha parlato di “trend molto positivo” anche per Mediaset, “è aumentata la raccolta pubblicitaria”. Non è un mistero che i dati sul mercato degli spot alla metà dell’anno fossero ancora pessimi: il valore della pubblicità scambiata era sceso fino a luglio del 16,4 per cento sulla televisione e del 23,7 per cento sui quotidiani. Un calo meno pesante del 2012, e questo pure in assenza – nel 2013 – di eventi-traino come Europei di calcio e Olimpiadi. I media, di pixel o di carta che siano, potrebbero insomma vivere la ripresina prim’ancora di iniziare a raccontarla.